CONFCOMMERCIO

Mambelli: ‘Siamo pronti a dire addio ai buoni pasto’

Per ciascun buono da 8 euro il bar, il ristorante, il negozio alimentare o il supermercato ne incassa poco più di 6. Una volta scalati anche gli oneri di gestione e quelli finanziari si registra un deprezzamento del 30%. Le imprese pronte a dire addio ai ticket: in provincia di Ravenna, in base alla rilevazione di Fipe Confcommercio, il valore annuo dei buoni pasto ammonta a 5,6 milioni di euro

di Mauro Mambelli*

C’è un nuovo problema per le imprese della ristorazione e della distribuzione commerciale: i buoni pasto.

 

Il motivo è presto detto: per ciascun buono da 8 euro il bar, il negozio alimentare, il ristorante o il supermercato ne incassa poco più di 6. Una volta scalati gli oneri di gestione e quelli finanziari si registra un deprezzamento del 30%. In poche parole, ogni 10mila euro di buoni incassati, gli esercizi convenzionati perdono circa 3mila euro.

Ma di che cifre stiamo parlando?

In provincia di Ravenna, in base alla rilevazione di Fipe Confcommercio, il valore annuo dei buoni pasto ammonta a 5,6 milioni di euro.

Occorre ridurre le commissioni a carico delle imprese che sono a livelli inaccettabili. Se non ci sarà una riforma radicale del sistema di erogazione dei buoni pasto, le imprese della distribuzione commerciale e della ristorazione potrebbero anche smettere di accettare i ticket. Un danno enorme per tantissimi lavoratori pubblici e privati che utilizzano quotidianamente questo strumento per assicurarsi il pasto. 

Ma d’altra parte non è più possibile farsi carico delle gravose commissioni pagate dagli esercizi presso i quali i buoni pasto vengono utilizzati come pure devono essere ridotti i tempi per il pagamento dei rimborsi.

Ancora una volta lo Stato pretende di finanziare la propria spending review, scaricando i costi sull’ultimo anello della catena. Ad oggi si rischia che il costo sostenuto dal mondo della ristorazione con il sistema dei buoni pasto sia addirittura superiore in termini di valore, all’ultima tornata di ristori destinati al settore.

Come Fipe Confcommercio abbiamo sottoscritto, assieme ad altre associazioni, un manifesto nel quale chiediamo la riforma del sistema dei buoni pasto. Due i punti fondamentali: la salvaguardia del valore nominale dei titoli - un buono da 8 euro deve valere 8 euro anche per l’esercente - e la definizione di tempi certi di rimborso da parte delle società emettitrici. 

*Presidente 

Confcommercio 

provincia di Ravenna

 

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