CARLINO RAVENNA SABATO 30 APRILE 2022
«Dal 2012 abbiamo perso il 9% delle imprese»
L' analisi di Mauro Mambelli (Confcommercio) dopo l' annunciata chiusura di tre botteghe storiche: «Il commercio è un settore fragile»
La 'Casa del rasoio', 'Alla Beneficenza', 'Cicli di Buono'. In pochi giorni tre attività storiche hanno annunciato il loro addio alla città. Un brutto colpo per i ravennati e per il commercio, come osserva il presidente di Confcommercio Ravenna Mauro Mambelli: «Sono chiusure che fanno riflettere perché si tratta di 'storiche' botteghe, che hanno contribuito largamente a creare un commercio vivo in città, che hanno illuminato le nostre strade e hanno dato un impulso economico non indifferente al territorio. A loro va il riconoscimento di Confcommercio per quanto hanno fatto in questi anni».
La chiusura di attività storiche risulta particolarmente evidente, ma non sono le sole: purtroppo nei primi due mesi del 2022, come spiega Mambelli, la provincia ha perso 191 imprese: «Il saldo si deve alla cancellazione di 629 attività e alla nascita di 438 attività. I dati forniti dall' Osservatorio sull' economia della Camera di commercio di Ravenna ci danno poi uno spaccato di quella che è stata la tendenza delle chiusure negli ultimi 10 anni, una serie storica che va analizzata. Dal 2012 al 2021 si è perso oltre il 9% delle imprese, e ciò significa che il tessuto produttivo si è impoverito di non poco. Per essere ancora più chiari, solo nel 2021 - e andando ancora più indietro nel 2010 e 2011 - le imprese attive sono aumentate, in tutti gli altri anni c' è sempre stata una contrazione». L' unico aspetto positivo è che il 2021 si è chiuso con un saldo tra chiusure e aperture positivo, con 102 imprese in più. «Dopo due anni di emergenza sanitaria non è poca cosa, anzi - aggiunge Mambelli -: in molti si attendevano dati negativi anche nel 2021, ma ciò non toglie nulla al fatto che il 'sistema imprese' nel complesso soffra ancora molto, e soprattutto necessiti di sostegni e incentivi».
Mambelli spiega che a volte anche le scelte legate alla viabilità possono avere un impatto tale da determinare la chiusura di attività: «Il commercio è un settore fragile, va tutelato facendo particolare attenzione ad alcune scelte che potrebbero far stare l' attività sul mercato oppure no. Ad esempio scelte di viabilità come un cambio di senso di marcia, il restringimento di carreggiate o la soppressione di alcune parcheggi, possono incidere sulle vendite di un negozio anche compromettendone in modo irreparabile la continuazione dell' attività». A questo si aggiunge la burocrazia, nonché «continue leggi e norme che vengono troppo spesso modificate e che determinano in alcuni casi scelte definitive, per alcune specifiche merceologie, come la chiusura» prosegue Mambelli.
«Un negozio, un' attività commerciale o un pubblico esercizio è un grande valore per un centro abitato, perché porta sicurezza, servizio, aggregazione, vivacità - conclude Mambelli -. Oggi che ci stiamo accorgendo di queste perdite commerciali, e soprattutto del valore che hanno avuto nel percorso della nostra vita, dobbiamo seriamente pensare a una rivalorizzazione del commercio, perché niente oggi è scontato».

 

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